
[03 Gennaio 2008]
“Hey…” la voce assonnata di Scarlett mi ricorda che: sono uno stronzo. Non calcolo mai il fuso orario da New York a San Francisco.
“Sei libera di uccidermi” dico scuotendo la testa. “Che ore son da te?” chiedo un po’ dispiaciuto.
“Tranquillo, non è mai troppo tardi per un amico rompiballe!” mi sembra quasi di vederla sorride, posso immaginare che si stia alzando dal letto, si sia passata una mano sul volto, e abbia segnato un’altra tacca sulla sua cintura. Eh si, io e lei abbiamo una cintura, più o meno immaginaria sulla quale segniamo le volte che vorremmo uccidere l’altro.
“È finita… Scar… Abbiamo chiuso!” lo dico, è un peso che mi pressa lo sterno, e credevo che una volta detto ad alta voce mi avrebbe lasciato libero di respirare. E invece no. Mi ritrovo seduto a terra, con la schiena appoggiata al mio fidato divano del Campus, con il desiderio di voler urlare al mondo che non è giusto.
“Non è giusto cazzo” dice chiudendo un libro, e m’immagino anche la sua stizza nel farlo.
“Oh si direi di si” le dico ironico e leggermente frustrato.
“Sai cosa intendevo…” risponde lei prendendo a camminare, sento il parquet scricchiolare sotto i suoi piedi.
“Scar i calzini, o come sempre ti s’infila una scheggia nel piede!” le dico quasi istintivamente. Assurdo, in questo momento vado a pensare a una stupida scheggia…
“Oddio, Mike sei un rompiballe, te l’avevo detto?” sospira rimettendosi a sedere, non sento più rumori.
“Credo di si… Ma non ne sono sicuro!” tamburello con le dita sul ginocchio, osservando la mia stanza completamente avvolta dal buio.
“Ecco la prossima volta che ti vedo mi metto la maglia con scritto ‘Il mio migliore amico è un rompiscatole…”
“Ti sta male, non valorizza le tue curve, sempre se ci siano ancora, o tu sia diventata stile blocco di marmo…” rispondo trattenendo un sorriso.
“Oh, la tua gentilezza mi sorprende! Una ruspa sa essere più delicata…”
“Parla miss finezza…” dico scuotendo la testa.
“Sai vero che passerà?” la sua voce è estremamente seria, io so che lei sente quello che sto provando io, tra noi è sempre stato cosi, credo che ci possono definire gemelli siamesi. Anche se stiamo a miglia di distanza.
“Hey, con chi credi di parlare?” dico mostrandomi sbruffone, dando un taglio impertinente alla frase.
“Con uno che si è fatto fuori la bellezza di due birre, ed ha la terza sul comodino della camera come monito di avvertimento…” inclino leggermente la testa, ed eccola lì la mia Corona. Birra leggera, non c’era altro in casa.
“A volte mi spaventi…” nessuno dei due ci crede a questa frase. Non so neanche perché l’ho detto, certo Scar ha dipinto in fronte ‘strega’ a caratteri cubitali, ma è la mia strega telepatica.
“Si lo so, sono troppo amabile!” risponde soffiando sulla cornetta, allontano il telefono un secondo e lo riavvicino all’orecchio.
“Senti Circe, io ti lascio andare chissà quanti casini devi combinare domani…”
“Va bene, Mik, mi raccomando, stringi i denti…”
“… e tieni duro!” concludo la frase sbuffando. “Sei prevedibile mia cara! Ti voglio bene scema…”
“Io non tanto, ma possiamo lavorarci su!”
Chiudo di scatto il cellulare e lo lancio sul letto. Scivolo fino ad arrivare a toccare il divano con la testa, e stendo le gambe, le accavallo all’altezza della caviglia e mi rilasso; ci provo.
Non ero follemente innamorato di Keira, questo no, ma cavolo quanto fa male, lascia un amaro in bocca che difficilmente andrà via. La mia famiglia è sacra per me, Antea poi, non ne parliamo…
Tutta questa storia è stata un grandissimo schifo! Non riesco a capire cosa sia preso a Jake, lo conosco da più di tredici anni, era come un fratello e si è ritrovato a insultare la sua fidanzata non che una delle sue migliori amiche… E per cosa? Per un vestito Sexy? Per aver provato a osare più del previsto? Assurdo!
E poi Keira che non ha smesso un secondo di lanciare frecciatine ad Antea, e mi faceva intuire che dovevo assecondarla: mai e poi mai. Non ci voglio pensare. Basta… Non ce la faccio più!
Mi alzo di scatto, non riesco neanche a stare fermo, se non fosse chiusa andrei in piscina, devo proporre una mozione: tenere aperta la piscina ventiquattro ore. E i turni notturni una liberatoria su eventuali annegamenti. Se non fossi cosi scombussolato mi picchierei da solo per tutte le stronzate che sto pensando in questo momento. Vado in cucina, stranamente è deserta, apro il frigo e chiudo gli occhi infastidito dalla luce troppo forte, prendo la bottiglietta d’acqua e lo richiudo. Non ho neanche sete, credo che possa essere definito come anima in pena. Stizzito dal mio stesso comportamento, decido di tornarmene a letto. Per la prima volta in vita mia rimpiango di non dover andare a lavoro. Rientriamo tutti l’otto gennaio. Maledette ferie!
*She should not lock the open door
run away, run away, run way*
Allungo il braccio fino al comodino, tocco qui e li fino a raggiungere il cellulare che sta vibrando da almeno cinque minuti. Non so neanche che ore sono, ieri non ho puntato la sveglia ieri sera.
“Pronto?” dico cercando di calibrare bene il tono della voce.
“Appena sveglio?” ci metto qualche secondo a capire chi sia dall’altra parte della cornetta.
“Scar?” chiedo leggermente confuso, ma che ore devono essere a San Francisco? Perché mi chiama…
“Ci hai messo quattro secondi, ti si stanno allentando i riflessi!” cinguetta allegra dall’altra parte.
“Ma che ore sono?” chiedo più a me stesso che a lei, guardo l’orologio e vedo: 8.45. “Ma che cavolo ci fai sveglia alle sei meno venti?” dico senza darle la possibilità di parlare. “Poi dici a me! Ma dai.. Vai a dormire sto bene! Veramente dormivo alla grande…”
“Mike.. Mike… MIKE!” la terza volta urla talmente forte il mio nome che mi sembra che sia qui con me.
“Che c’è?” dico girandomi nel letto.
“Comunque qui sono le nove meno un quarto. E… Sono davanti a un appartamento, mi sembra il 12 D” sospira divertita.
“Oh buon per te… Ci sentiamo dopo impiastro, ‘notte!” e chiudo la conversazione posando il cellulare tra le coperte. Ma perché mi avrà chiamato per dirmi che è davanti a un appartamento? Ma soprattutto come fanno a essere le nove meno un quarto a San Francisco? Cioè sono qui a New York le nove meno un quarto.
“Oh cazzo!” esclamo lanciando lateralmente le coperte, mi alzo girandomi intorno come una trottola, afferro i miei jeans, e inizio a infilarli mentre scendo le scale. Mi fiondo ad aprire senza neanche finire di allacciare i pantaloni. Apro di corsa la porta…
“Due minuti e cinquantasei secondi McDowell… Stai invecchiando!” il sorriso smagliante di Scar mi accoglie, insieme a una risata leggera e divertita. Faccio un passo indietro, fissandola quasi incredulo. È qui, e non so, cioè ho sperato che venisse in queste situazioni… Oddio!
Chiudo la porta alle sue spalle, osservo che posa la sua sacca militare da ‘viaggio’ e apre le braccia, io non me lo faccio dire due volte, l’abbraccio cosi forte che sembra una piuma tra le mie braccia.
“Speravo che venissi!” le dico all’orecchio continuando ad abbracciarla, e sentire la stretta ricambiata mi fa sorridere ancora di più.
“Potevo non venire?” risponde lei ridacchiando. Ci sciogliamo dalla presa, e ci fissiamo in silenzio qualche secondo, sta divinamente bene come sempre, ha scalato i capelli dall’ultima volta che l’ho vista.
“Appena ti vede Alex, scappa!” dico rompendo quel nostro silenzio complice e scrutatore.
“Fosse la volta buona che riuscissimo a spaventarlo come si deve!” risponde lei sbuffando, e portando i pugni chiusi sui fianchi.
“Ma sai che si è fatto la donna?” dico prendendole la giacca e appendendola dietro la porta d’ingresso.
“No, ma dai!” esclama stupita. “Si sono venuti allo scoperto a capodanno, anche se stanno praticamente insieme da prima…”
“E lei com’è? E come sono finiti assieme? Ed è una cosa seria? Non dirmi che assomiglia a Sharon… La sciacquetta di Yale, perché poi devo dare fuoco a lei e fustigare lui!” ed eccola mia Psyco preferita, una macchinetta parlante dai capelli biondi e gli occhioni espressivi. Rido alle sue domande e alle sue farneticazioni, ora passerà una buona mezz’ora a insultare Sharon una delle ragazze di Alex ai tempi dell’università, aveva la nostra età mentre lui logicamente, tra anni di più. Non si sono mai sopportate, per fortuna si vedevano raramente e in territori più o meno neutri, anche se devo dire, che l’ultimo scontro è stato quasi apocalittico, nell’atrio d’ingresso esterno di una chiesa…
“Scar” la chiamo sventolandole una mano davanti al volto. “Non è Sharon, non c’assomiglia a Sharon! Andiamo dai…” le do una pacca amichevole sul sedere e le prendo la sacca.
“Mi mancava questa casa!” esclama salendo le scale quasi di corsa.
“Si, forse tu non mancavi a lei, dato che ne abbiamo combinate di tutti i colori!” scuoto la testa entrando in camera, non faccio a tempo a dirle di accomodarsi che sta già tirando su lenzuola e coperte del letto mio, e non so come ha fatto ha anche aperto la portafinestra per far cambiare aria. E pensare che sono entrato cinque secondi neanche dopo di lei.
“Oh finalmente!” esclama buttandosi a sedere sopra il letto appena rifatto.
“Fai come se fossi a casa tua!” brontolo cercando una maglia nell’armadio.
“Io sono a casa mia!” celia facendomi la linguaccia, la noto con la coda dell’occhio. “Quel divano ha più anni di noi, lo sai?” mi chiede indicando ormai il leggendario divano situato tra i due armadi della mia stanza.
“Quel divano oggi farà una brutta fine!” dico lapidario osservandolo.
“Oddio che ti ha fatto di male!” esclama lei fingendosi affranta.
“Scema che sei, è che avevo intenzione di buttarlo già da tempo, e poi è dove abbiamo fatto l’amore la prima volta io e Keira…” dico senza quasi rifletterci. Cala un po’ di silenzio, e sento Scarlett sospirare.
“Beh Mike…” prende un lungo respiro. “Li ci sono state molte prime volte, era di tuo padre al college, passato per i gemelli e Alex, ok hai cambiato tappezzeria e cuscini, ma insomma… Diciamo che quel divano ne ha viste più di un bordello!” e ridacchia sommessamente. Io provo a resistere qualche secondo serio, ma non ce la faccio: scoppio due secondi prima di Scar.
“Va beh comunque oggi lo buttiamo, e ci andrà un bellissimo letto singolo!” statuisco cercando di ricompormi. Chiudo l’armadio e mi fisso un secondo allo specchio, ho i capelli che sembrano essere dotati di vita propria.
“Beh, ti tratti bene!” commenta lei. “Dal divano al un letto vero e proprio!” aggiunge raggiante.
“Eh?” chiedo leggermente confuso.
“Nel senso che stanotte dormendo io qui” e batte due colpi secchi con la mano aperta sul materasso del letto. “Tu saresti dovuto andare a dormire lì!” e indica il divano. “Ma dato che andiamo a comprare un letto, presumo che dormirai sul letto!” mi spiega facendo poi le spallucce.
“Mi ero dimenticato di quanto tu fossi arpia e opportunista, sai?” sena neanche ascoltare il commento mi dirigo in bagno, devo assolutamente lavarmi la faccia e fare la barba, e soprattutto domare questi cavolo di capelli. Prendo il cellulare che ho in tasca e mando un sms a Kath.
SMS To: Kath Time: 09.29 | 03 – 01 – 2008
Quando riapre il salone?
SMS To: Mike Time: 09.31 | 03 – 01 – 2008
Buongiorno anche a te tesoro! -.- L’otto gennaio, devi passare?
SMS To: Kath Time: 09.31 | 03 – 01 – 2008
Assolutamente si! Però attacco alle dieci Lunedì… Ce la fai? O sei piena?
SMS To: Mike Time: 09.32 | 03 – 01 – 2008
Passa all’apertura, per te c’è sempre posto.
SMS To: Kath Time: 09.33 | 03 – 01 – 2008
Mi hai salvata, ti amo!
SMS To: Mike Time: 09.33 | 03 – 01 – 2008
Ruffiano non da niente… A presto scemo!
“Già scrivi alle spasimanti?” il commento di Scar mi fa prendere letteralmente un infarto.
“Ma non ti hanno insegnato a bussare?” dico girandomi verso la porta del bagno. È appoggiata allo stipite della porta con una spalla, ha in mano un pacchetto di M&M’s, e tiene la gamba destra accavallata sulla sinistra all’altezza della caviglia.
“Ma se hai lasciato la porta aperta!” commenta lei scrollando la testa e le spalle.
“Dettagli!” le faccio una linguaccia e comincio a mettermi la schiuma da barba. Sento la tv accendersi, credo che sia quasi automatico accenderla una volta entrati in bagno, dallo specchio vedo Scar seduta sul bordo della vasca da bagno girare continuamente i canali musicali.
“Non c’è niente di decente, Alex ha oscurato i canali porno!” esclama scoppiando a ridere.
“Credo che c’abbia messo la password sai?” ghigno sciacquando il rasoio sotto il getto dell’acqua.
“Già! Mi ha traviato quel ragazzo!” esclama continuando a mangiarsi le M&M’s. “Mi ricordo che un giorno trovai sotto il vostro letto, cioè il suo che poi hai preso te quando è andato a Yale, delle riviste porno!”
“Oddio vero! Che ridere, mi avevi proprio incastrato!” ammetto arrossendo leggermente anche adesso, una delle mille figuracce nostre…
“Si, e scoprii che erano di Alex, mi cadde un mito quel giorno!”
“Si tu non volesti credere che fossero le sue… Ingenua!”
A volte mi sembrano passati anni da quando io e Scar infestavamo la vita di chiunque con scherzi, battute e discorsi quasi folgoranti per quanto assurdi, e ancora più lontani gli anni del college, della confraternita e di tutto il resto… Ci ritroviamo laureati entrambi con il massimo dei voti, seri e professionali in aula ma eterni ragazzini quando siamo insieme.
“Da Jake non me l’aspettavo!” sentenzia seria, non l’ha presa molto bene, si gira tra le dita una ciocca di capelli nervosamente, vorrebbe spaccare qualcosa, ne sono certo. E come biasimarla? Questa storia mi ha lacerato, consumato: il mio migliore amico, la mia ragazza e mia sorella.
“Non dirmi niente, ti giuro quella serata è stata la peggiore della mia vita in assoluto…” mi sistemo comodamente sul divano, tra poco è ora di pranzo e abbiamo deciso di pranzare al centro commerciale, le ho chiesto se voleva riposare e come sempre mi ha risposto ‘riposerò quando andrò in pensione’.
“Ti credo, ma nessuno lo ha preso a pugni?” chiede più istintivamente che altro.
“Alex quando lo è venuto a sapere, ma lui era già sull’aereo per Londra…” ribatto pacatamente. “Da lui non me l’aspettavo, è sempre stato il più bacchettone, ma a dare della poco di buono ad Antea…” scuoto la testa incredulo, se ancora ci penso mi ci viene un brutto male.
“Hey ora basta ok? Cerca di voltare pagina, altrimenti impazzisci..”
“Sai qual è la cosa peggiore? Che Antea lo ha giustificato!” sbotto nervoso. “Lei crede davvero di essere stata una poco di buono! Ma ti rendi conto?”
“Mike…” si morde il labbro infierire, si sta trattenendo.
“Ok, mi calmo!” alzo le mani in segno di resa.
“Non è quello con me sai benissimo che non devi farti problemi, però Keira abita qui a fianco, e Antea potrebbe arrivare da un momento all’altro…”
“Hai ragione!” mi passo una mano tra i capelli chiudendo gli occhi, prendo un bel respiro e li riapro.
“Sono comunque convinta che hai fatto bene a mollare la tizia, sai? Da ottobre ti sentivo uno straccio ogni volta…”
“Scar, se devo rifare qualche stronzata ti prego fermami!” le dico serio.
“Agli ordini capo!” e dopo aver fatto il saluto militare mi si accoccola contro il petto, io l’abbraccio e la stringo a me. “Hai capito il signorino che va in palestra…” commenta sistemandosi più comodamente, facendomi ridere.
“Come sempre, Psyco!” commento pacato, e leggermente piccato. “Hey, ma quanto ti fermi?” chiedo quasi all’improvviso, non glie l’ho mica chiesto.
“Resto…” dice in un soffio.
“Si lo so che resti, ma quanto?”
“Mike, resto…” ribadisce seria.
“Resti, ok, ma quanto?” domando l’ennesima volta.
“Mike e che cavolo, ma che ti sei fritto il cervello?” sbotta tra l’irritata e il divertito. “Resto a New York, tra due settimane Simon mi manda giu la mia roba!”
Resta a New York. Si trasferisce di nuovo qui. Istintivamente la stringo più forte, e sorrido.
“E perché non mi hai detto niente?” chiedo lasciando un po’ la presa.
“Perché volevo che fosse una sorpresa, e poi era il mio turno di starti vicino, e ho colto la palla al balzo!”
“E con il lavoro?” chiedo un po’ preoccupato e colpevole, cioè, non vorrei che avesse mandato tutto in fumo per la mia rottura, cosa più probabile di altre ipotesi..
“Mi ero già licenziata il mese scorso, ho chiuso i vari processi… Ed eccomi qui, pronto intervento per cuori infranti!” ci scherza su rilassata.
“Scar…”
“Mike, per quanto tu sia importante non ho mandato in fumo niente, avevo bisogno di cambiare aria ok? La tua rottura è stato solo… Come dire, un di più…. Un incentivo a tornare qui!”
“Ok, mi arrendo…” sospiro scuotendo la testa.
“Da quando sei diventato un paranoico lagnoso?” chiede dandomi una leggera gomitata.
“Da quando tu sei andata via abbandonandomi come un cane…” dico con la voce da bambino ferito.
“Impiccati nel sonno McDowell!” sbuffa lei stringendo però il mio braccio.
“Comunque ho deciso una cosa…” dico autoritario e categorico.
“Sentiamo la genialata del secolo…” ribatte lei ironica.
“Ora, queste due settimane sono per entrambi di Break, certo devo comunque andare a lavoro, ma te, sei in vacanza, servita e riverita entro i limiti del possibile…”
“Peccato e io che speravo di comandarvi a bacchetta a tutti voi McDowell!”
“Ma se lo fai sempre” rispondo bloccandole le braccia, per evitare ritorsioni fisiche di ogni tipo, Scarlett è piccoletta ma quando ci si mette riesce a farti veramente un gran male.
“Già chi si è fatto coccolare dalla coinquilina super sexy l’ultima volta?” borbotta lei contrariata.
“Ah si… Simon, gran bella…”
“Mike!” esclama cercando di divincolarsi.
“Persona… Persona… Che vai a pensare Psyco!” dico accondiscendente trattenendo una sonora risata.
“Cosi conosco anche l’ultimo acquisto della famiglia!”
“Ah, si! Amber!” annuisco sorridente. “Ora è stata esorcizzata e sono sicura che la troverai adorabile”
“Beh essendo abituata a te, ma soprattutto ad Alex, direi che sarà un gioco da ragazzi farmela andare a genio…” sospira lei rilassandosi tra le mie braccia.
*
“Sono a casa!” la voce di Antea ci desta da un importante e solenne momento: la lotta per chi dormirà sul letto nuovo, e chi su quello vecchio. Entrambi miriamo al secondo, perché è stato riconosciuto quasi nazionalmente che il mio letto è tra i più comodi d’America.
“Vado io!” dice Scarlett tutta felice, io sorrido seguendola, non voglio perdere quest’incontro degno della migliore puntata di ‘Opra’.
“Antea Calliope McDowell!” dice allegra, facendo sobbalzare mia sorella che era intenta a sistemare la propria giacca sull’attaccapanni.
“Scar?!” Urla quasi portandosi le mani alla bocca. “Mio Dio! Dio! Non ci credo, che bello!” e come avevo immaginato si scambiano un abbraccio lungo, e umido di lacrime di commozione, neanche non si fossero viste da cento anni.
“Avete finito?” chiedo dopo la bellezza di cinque minuti di abbraccio, e frasi mezze urlate e mezze squittite. Neanche fossero liceali alle prese con un ragazzo…
“Mamma mia quanto sei rompiscatole!” commenta mia sorella fissandomi in maniera torva, e subito Scar le va dietro annuendo con cipiglio severo.
“Va beh, scendo giu a prendere i vestiti che Alex ha portato a lavare…!”
“Vai vai…” Mi dicono incurante, avrei potuto pure dire che andavo a calarmi una dose di eroina che mi avrebbero lasciato andare, donne. Quelle due sono insopportabili insieme, sempre a parlare, fitto fitto, anche le ore! Mi ricordo che quando Scar veniva da noi a passare qualche giorno stavano anche sei o sette ore a parlare… Insopportabili.
Esco di casa a testa bassa, sto cercando di capire perché diamine una mia scarpa da ginnastica abbia un elastico bianco e l’altra rosso. Sicuramente è stata Amber, è lei che s’infiltra in camera mia a modificarmi le cose, per rendermi più ‘fashion’.
“Oddio ancora te!” Esclamo vedendo Blaine ferma ad aspettare l’ascensore. Ha le bracci a conserte al petto, e batte il piede ritmicamente a terra, inclina leggermente la testa lateralmente, quel tanto che le basta per fissarmi da capo a piedi.
“Dovrei dirlo io ‘Hey ancora te’, essendo qui da prima di te” risponde quasi glaciale, già tanto che non abbia tirato fuori una bomba a mano e me l’abbia lanciata augurandomi buona giornata. Figurati impossibile, Blaine non è tipo che augura buona giornata!
“Beh, se vogliamo parlare di tempistica, io son qui da sempre praticamente, sono ormai undici anni…” dico infilando le mani nei jeans, e avvicinandomi alle porte dell’ascensore. Quando serve non arriva mai, e non ho assolutamente voglia di farmi dodici piani a piedi.
“Giusto mi dimentico che sei un po’ più anziano rispetto a me…”
“Attenta a non morderti la lingua!” sibilo fissandola con la coda dell’occhio.
“Eh?” chiede lei inarcando il sopracciglio.
“Potresti morire avvelenata…” sospiro ghignando entrando finalmente nell’ascensore, senza neanche farla passare: al diavolo, lei per tre settimana ha occupato il MIO bagno. Figuriamoci se posso essere cordiale con una così…
“L’educazione l’hai dimenticata insieme il cervello sul comodino?” ribatte lei, mentre sta per premere il tasto della secondo seminterrato; ma la batto sul tempo.
“Ma sei una persecuzione!” esclama lasciandosi sfuggire un accenno a una risata.
“Mi hai tolto le parole di bocca…” celio io fischiettando, mi appoggio a una delle pareti e la osservo, ha i jeans che ricadono perfettamente sulle gambe, una maglietta che evidenzia le curve e un collo alto che le slancia quel viso tagliente e quasi perfetto.
Perché quasi? Perché usa la bocca come arma impropria, dovrebbero classificarla come ‘arma di distruzione di massa’, ed è a doppio taglio come arma: o ti uccide direttamente a parole, oppure sentendola parlare ti viene voglia di toglierti la vita.
Cattivo? No. Io voglio un gran bene a Blaine, è una delle migliori amiche di Antea, se non la migliore, dato che sono praticamente inseparabili… Ma la convivenza nostra non è stata delle più idilliache, riconosco che il periodo di crisi con Keira non ha contribuito per niente… Ho l’incubo di trovare i suoi pantaloni nella mia stanza, ma soprattutto il suo dannato completino intimo quello viola, me lo sono ritrovato in bagno, perfettamente piegato. Ora: Blaine è una bellissima ragazza, ma è amica di mia sorella, e quindi non potrei mai accostare dei pensieri poco casti alla sua persona, sarebbe come farli su Antea. Per carità divina, qualcuno mi salvi.
“Stai bene?” la sua voce mi arriva come uno schiaffo in pieno viso.
“Eh?” chiedo scuotendo leggermente la testa.
“Se va beh, lo sapevo che eri finito, ma non immaginato che fossi cosi tanto finito!”
La odio? Ritiro tutto quello che ho detto, non le voglio bene, la spingerei dentro una delle lavatrici e metterei la centrifuga. Ok? Perché già le donne a parole sono insidiose, ma Blaine le batte tutte. Riesce a insultarti anche solo accentando una parola rispetto ad un’altra… Nervi!
Ora rimpiango di non essere nel telefilm ‘Ally McBeal’, perché non è uscito nessun omino a spingerla dentro la lavatrice, anche se da questa angolazione basterebbe una piccola spinta.
Finito! Mi ha detto Finito… Certo può avere tanti significati, e chissà perché non riesco a trovare nessuna connotazione positiva, se le sceglie bene le parole la megera. Finito. A me. Certo lei magari voleva dire finito, come compiuto, no? No, neanche Blaine con quella sua testa strana potrebbe tirare fuori qualcosa del genere… Finito. Senza speranza e vecchio. Altre due accostamenti ripetuti più e più volte in tre settimane.
“Guarda che se continuo a fissarmi il sedere, giuro che te li cavo gli occhi, Mikey!” scuoto la testa tornando in me.
“Stavo pensando…” sbuffo senza neanche più darle retta.
“Certo e devi fissare me, per pensare?” domanda caustica.
Oggi non è la mia giornata proprio no… Prendo tutti i panni che devo e li metto nel cesto, piego solo i jeans che cosi li ripongo direttamente nell’armadio, in silenzio, senza alzare lo sguardo ne fare niente.
“Ok, ho urtato i tuoi sentimenti?” Chiede posandomi un mano sul braccio, alzo lo sguardo e la vedo sporgersi verso di me, fissandomi dritto negli occhi. “Perché sinceramente Mikey, non credevo ne avessi…”
Ci fissiamo in silenzio qualche secondo poi scoppiamo a ridere entrambi, credo che questa era troppo anche per lei, ridiamo per qualche secondo, e poi ci ricordiamo dei nostri ruoli: dobbiamo rispettarli, no?
“Vado strega, spero di non rivederti tanto presto…” dico prendendo la cesta cominciando a salire i primi gradini della lavanderia.
“Mike, non ritrovo i miei Jeans con il dragone disegnato, credo che siano finiti nel tuo armadio!” mi urla dietro mentre svolto verso il corridoio che porta all’ascensore.
“Sicuramente saranno della mia taglia, vedrò come mi stanno!” urlo prima che le porte si chiudano, difendendomi sicuramente da una lunga sequela d’insulti, irlandesi per di più.
Rientro a casa e vengo accolto dal silenzio più totale, vedo il casco e la giacca di Antea sul divano.
“Scar? Antea?” le chiamo a gran voce ma non le trovo, poso la cesta con i panni vicino alla porta dell’ingresso, salgo le scale che portano alla zona delle camere e non sento nessun rumore. Entro in camera mia ed è vuota, vado in quella di Antea ed è vuota.
Ora se le hanno rapite gli alieni va benissimo, ma se le ha rapite qualcuno di umano iniziano i problemi: non voglio certo pagare il riscatto per riavere tra i piedi due rompiballe… Torno sconsolato in salotto, tanto per qualsiasi tipo di denuncia devo aspettare minimo ventiquattro ore, e per la festa almeno che rientri Alex…
“È veramente bella Ant!” la voce di Scar mi fa sorridere, la riconoscerei in mezzo a un Rave.
“Si guarda, io l’amo alla follia!” dice mia sorella: sono andate a vedere la macchina modificata.
E io che continuo a illudermi.
“Allora non vi hanno rapito!” commento ad alta voce, e maledizione a me e alla mia lingua lunga, sento arrivarmi due coppini incredibili dietro la nuca. “Aio!” esclamo massaggiandomi la parte colpita con la mano destra.
“Dovresti essere più gentile con tua sorella” dice Scarlett, per poi piazzarsi davanti a me. “E soprattutto più gentile con la tua migliore amica, che non vedevi da tre mesi!” e dicendolo punta le mani sui fianchi e mi fissa con cipiglio severo.
“Io vado a farmi una doccia, ci vediamo dopo!” non mi giro neanche a guardare mia sorella, sono sicura che appena mi distraggo lei mi colpirebbe con qualcosa, sicuro.
“A dopo!” dico sistemandomi comodamente sul divano. “Allora ne hai per le lunghe?” chiedo a Scar che se ne sta davanti a me in piedi.
“No, non mi ricordo neanche più cosa dovevo rinfacciarti!” sbuffa facendo le spallucce, e si mette a sedere vicino a me, le passo un braccio intorno alle spalle e accendo la tv.
“Bentornata a New York Psyco” le dico baciandole la testa.
“Grazie” sorride stringendosi a me.
"Pronto?" Rispondo al telefono cercando di non svegliare Scar, si è appena addormentata.
"Signor McDowell?" la voce di Jim risuona chiara a profonda risuona dall'altra parte della cornetta.
"Si sono io..." dico accarezzando i capelli di Scar.
"Sono venuti a consegnarle dei documenti, potrebbe scendere a firmare?" cavolo è vero, i documenti del procuratore sul caso Hannirt.
"Due secondi e arrivo..." mi giro verso Scar, provo a svegliarla. "Psyco vai in camera dai, scendo a prendere una cosa..."
"Posso farmi una doccia?" chiede passandosi una mano tra i capelli. "Ma che te lo chiedo a fare..." borbotta alzandosi dal divano.
"A tra poco..." le schiocco un bacio sulla guancia ed esco di casa.
Le porte dell'ascensore stanno per chiudersi quando, prontamente una mano con dei riflessi incredibili blocca la chiusura passando davanti la fotocellula.
"Grazie" dico entrando al volo nell'ascensore, e noto Synyster fare un cenno d'assenso con il capo. Ci guardiamo un secondo negli occhi e scoppiamo a ridere entrambi.
[Flashback: 31 Dicembre 2007]
Esco di corsa da casa, Antea mi ha appena fatto notare che mancano i fuochi d'artificio, e Alex mi ha gentilmente messo le chiavi della machina in mano e spinto fuori casa. Nel pianerottolo vedo Ian e Syn parlottare tra loro, mi avvicino e metto le braccia intorno alle spalle dei ragazzi.
"Buona sera..." dico fissando prima uno e poi l'altro, certo Syn se non ci fosse Ian come testimone mi avrebbe già ucciso, almeno è questo quello che ho intuito dal suo sguardo omicida.
“Ciao Mike...” dice Ian leggermente confuso.
“Mi serve il vostro aiuto... Ve ne intendete di spettacoli pirotecnici?” chiedo fissandoli alternativamente.
“Intendi fuochi d'artificio, o per esempio dare fuoco a un locale?” mi chiede Syn serio spiazzandomi.
“Fuochi d'artificio!" sentenzia Ian, come per voler bloccare Syn in qualsiasi pensiero poco ortodosso. L'amico fa le spallucce e torna a fissarmi.
"Comunque si, fuochi d'artificio...” ribadisco tranquillamente. “Ve ne intendete?” domando guardandoli.
“Certo...” fa uno.
“Ovvio...” gli va dietro l'altro.
“Perché te no?” chiedono in coro prima di scoppiare a ridere.
“Certo che si, andiamo dai, stasera sorprenderemo tutti!” e gli altri due annuiscono seguendomi. Spero che loro realmente ci sappiano fare, perché io proprio non me ne intendo.
“Andiamo con la mia, conoscendo le vostre macchine…” sentenzia Syn non appena usciamo dall’ascensore.
In effetti sia io che Ian abbiamo macchina un po’ sportive, e sono le classiche due più due, non credo che c’entreremo in tre più fuochi d’artificio…
Abbiamo speso cinquecento dollari di giochi pirotecnici, siamo stati in quel negozio per oltre due ore, il commesso ci ha illustrato tutti i prodigi dei fuochi che abbiamo acquistato, personalmente non c’ho capito molto, però comunque Ian e Synyster annuivano coinvolti e interessati: speriamo bene.
“Prego accomodatevi!” dico facendo un passo avanti in casa mia, loro mi seguono biascicando un ‘permesso’.
“Finalmente, ti stavamo dando per disperso!” la voce squillante di Antea ci accoglie, sta cucinando da oggi pomeriggio sono ormai le sette, e ancora non ha smesso, il nostro forno implorerà perdono…
“Noi andiamo a sistemare i fuochi!” dico indicando ai ragazzi la portafinestra del terrazzo, ci avviamo in silenzio, posiamo le due scatole a terra, e ci posizioniamo quasi in cerchio intorno ai fuochi. Li fissiamo a lungo, senza mai distogliere lo sguardo da quelle scatole colorate.
“Voi non avete la più pallida idea di che fare, vero?” chiedo grattandomi il mento con un mano.
“Proprio no” scuotono la testa.
“Bene, dai mettiamoci all’opera!” sospiro cominciando a tirare fuori le varie confezioni, Ian e Syn fanno lo stesso, nel giro di mezz’ora abbiamo sistemato tutto: siamo dei geni.
“Credevo che fosse più difficile!” commenta Ian osservando tutti i fuochi disposti più o meno correttamente.
“Anche io” sospira Syn passandosi una mano trai capelli. “Siete assicurati vero?” domanda inclinando la testa leggermente verso me.
“Ma anche no…” rido dandogli una pacca sulla spalla.
“Perfetto, magari iniziamo l’anno con il botto!” celia lui divertito.
“Io spero di no, altrimenti Alex e Antea mi decapitano!” sospiro.
“Male che vada diamo la colpa al negoziante” dice Ian rientrando in casa.
“Giusto, e poi scusa, perché dovrebbe andare male?” chiedo accompagnandoli alla porta. “Infondo abbiamo calcolato le traiettorie, il vento… E tutte le altre cose no? Come i tre punti strategici in caso di esplosione dove noi rimarremmo illesi..”
“Vero, ci vediamo tra un paio d’ore!” mi dice Ian dandomi una pacca sulla spalla, e anche Syn non appena è davanti alla porta.
“Per ogni evenienza indossate qualcosa di ignifugo…” gli dico a bassa voce chiudendo la porta.
[Fine Flashback]

“Hai finito la mia birra!” La voce scocciata di Alex è sempre un tocca sana dopo otto ore di lavoro. Sempre a lamentarsi, sempre a dire che c’è qualcosa che non và. Comincio a nutrire il sospetto che sia la sua testa a non andare molto bene.
“A dir la verità sei qui da qualche giorno, e spesa ancora non l’ho vista rientrare accompagnata dalla tua presenza” Dico tranquillamente bevendo l’ultimo sorso della Corona.
“Che c’entra” Fa le spallucce e comincia a tirare fuori la roba per preparare la cena.
“Giusto, che c’entra!” Sospiro ironico.
“Antea? Torna a cena?” Mi chiede buttandosi su una spalla lo straccio per cucinare.
“Si, è giu in piscina” Mi stiracchio le braccia.
“Com’è andata a lavoro?” Stò per cadere dalla sedia, mi riprendo per un pelo.
“Hey! Il tuo ego è andato a prendersi una vacanza?” Chiedo stupito.
“Perché mai questa domanda?” Inarca il sopracciglio sfoggiando la sua aria da superiore, quella che prenderesti volentieri a schiaffi dalla mattina alla sera.
“Perché non si è mai visto che Alexander s’interessi di qualcuno, che non sia lui, il suo ego..” Lo prendo in giro.
“Sei simpatico sai? Devi aver ripreso lo stesso spirito umoristico di papà!” Ribatte accigliato.
“Grazie” Lo guardo di traverso. “Comunque è andata bene, niente affari particolarmente gravi”
“Bene..” Comincia ad affettare i pomodori. “E comunque ora che abiteremo insieme mi dovrò interessare no?” Scuote la testa ridendo.
“Te invece?” Apro il frigo e comincio a tirare fuori l’insalata.
“Oh, tutto alla meraviglia, considerando che Runaway è diventata la nostra cliente numero uno, subito dopo c’è la Honda America, e sono riuscito ad avere forse anche l’ingaggio per gestire la pubblicità del Super Ball..” Dice con un sorriso a trentadue denti, per lui il suo lavoro è tutto. Ci mette cuore ed anima.
“Lavori con Eve vero?” Chiedo incuriosito.
“L’esagitata, nevrotica del quarto piano?” Mi domanda divertito.
“Diciamo l’attraente ragazza del quarto piano” Lo correggo affettando la carota.
“Si, è diciamo la mia riferente della Runaway!” Si gira intorno spaesato, e prende la bottiglietta dell’olio.
“E come va?” Da quando sono così curioso?
“Mi odia!” Dice semplicemente buttando i pomodori nella padella.
“Strano, Alex, te in genere sei sempre così amabile!” Lo prendo in giro divertito.
“Comunque devo dire che è la donna più bella dentro la Runaway!” Mi dice con l’aria sorniona.
“Eh anche tra le più belle del palazzo!” Confermo io.
“Sono a casa!” La voce di Antea risuona allegra. Meno male.
“Siamo in cucina!”
“La signora McFarland oggi mi ha fatto morire!” Ride di gusto mentre posa svogliatamente la sacca in mezzo al salone.
“La signora McFarland?”
“Tu non te la ricordi? Quella Ex diva, che va dietro al bagnino!” Forse non se lo può ricordare, ma da piccolini era l’oggetto delle nostre prese in giro.
“Del bagnino non mi ricordo, ma ho capito di chi state parlando!”
“Comunque dicevo..” Si lega i capelli ancora umidi in una coda alta. “Ha fatto finta di annegare nell’idromassaggio!” E ci racconta di come il povero Dean ha dovuto risolvere la situazione.
***
“Allora dove si và?” Mi chiede Kath mentre usciamo dal condominio.
“Un Night Club per Scambisti” Guardo a destra e a sinistra prima di attraversare la strada. Attraverso di corsa, e mi giro per dirle che logicamente era una battuta. Ma non la trovo più al mio fianco. Mi guardo intorno spaesato, e vedo che è ancora ferma davanti al portone d’ingresso che mi guarda semplicemente allibita.
“Kathy!” La chiamo divertito. “Guardava che scherzavo! Ti volevo offrire qualcosa al Lake! Scema!” Urlo trattenendo le lacrime per le risate.
“Guarda che lo avevo capito!” Si ricompone subito attraversando di corsa.
“Si certo!” Stò ancora ridendo, ma sento una gomitata precisa sullo stomaco, e anche potente.
“Hey!” Protesto tossendo.
“Se continui a ridere ritroveranno il tuo corpo infondo al lago!” dice minacciosa.
“Ok, ok! Ti sei fatta capire più che bene!” Sbuffo offeso. Ma ecco che mi prende a braccetto, e mi sorride, non posso fare altro che sorridere di rimando.
Arriviamo al bar dopo neanche due minuti di camminata, abbiamo deciso di fare il vialetto, invece che tagliare direttamente per il parco, Antea stà lavorando come una matta è alle prese con una comitiva di ragazzini, e so quanto le detesta.
“Hey Mike!” Simon mi viene incontro e mi saluta, con un saluti tipico Rapper.
“Hey Simon!” Un semi abbraccio e un sorriso più che altro di circostanza.
“Il solito posto è libero!” Mi fa l’occhiolino e sparisce tra la gente.
Mi giro verso Kathleen, e la vedo sorridere mestamente.
“Che c’è da sorridere cosi?” Chiedo inarcando il sopracciglio.
“Solito posto?” Mi domanda con tono ironico.
Io scrollo le spalle, e con una mano dietro la schiena della ragazza le indico la strada. Arriviamo in un tavolino un po’ più appartato, e sulla riva del lago.
“Lo immaginavo!” Esclama lei non trattenendo più le risate. “È tipo il tavolino dove ci porti ogni ragazza con cui esci vero? Avete tipo quegli accordi assurdi tra ragazzi? Non è cosi?” Ride di gusto, e io punto sul vivo, non posso fare altro che negare.
“Ma che vai a pensare!” sbuffo sonoramente, ma so anche che il mio sguardo mi tradisce, non sono bravo a mentire, non con le amiche.
“Si certo, McDowell, mi consideri una delle tante?” Sfoggia un sorriso altezzoso e un comportamento da prima donna.
“No Philips! Sei e sarai sempre l’unica!” Scosto la sedia per farla sedere, e mi sorride riconoscente.
"Hai deciso di diventare il mio cavaliere senza macchia e senza paura? Tipo supereroe che posso chiamare nei momenti di bisogno?" Continua a ridere.
"Lo sono diventato già, ho dimenticato lo stendardo a casa però."
"Peccato... in armatura, con qualche bella piuma in testa, e uno stendardo con un enorme dragone avresti di sicuro fatto la tua figura! La prossima volta che usciamo a berci una birra esigo che tu mandi un araldo per invitarmi fuori!" Ma ecco, che quasi impercettibilmente il suo sguardo cambia, si fa più serio. "Comunque grazie... Cioè... per stare qui seduto a bere birra scadente e ascoltare le mie lamentele!"
"Oh kath.. Tranne che per la Birra, hai torto su tutta la linea.. Non ascolto le tue lamentele, ascolto te, no?" Le faccio l’occhiolino. "E poi dai, come potrei privarti di un cosi bel panorama? E della mia presenza cosi magnifica?" Continuo ironico.
"Giusto... Forse dovrei ringraziarti per il conforto che la tua magnifica presenza mi sta dando! Presenza che sembrano aver notato anche le due dietro di te perchè ti stanno scannerizzando il fondoschiena in maniera indecente Mike... sono quasi gelosa!" Mi fa notare maliziosa, io mi giro lievemente, e vedo le due ragazze sorridere e parlottare tra loro fissandomi intensamente.
"Eh si guarda ho la fila dietro casa" Dico sconsolato, sicuramente stanno parlando di ben altro. "E poi per questa sera non potrei desiderare presenza migliore della tua"
"Bugiardo!" Mi fa la linguaccia, in stile quattordicenne. "Comunque apprezzo l'impegno dimostrato!" Prende una pausa bevendo un sorso di birra. "Forse quando mi dicevi che Vince era un idiota avrei dovuto darti retta... ma quella sera in cui l'ho conosciuto tu eri decisamente troppo ubriaco per pensare che facessi sul serio..." Ride di nuovo, ma non è la sua risata solita, è una risata amara, e con una punta di malinconia.
"Non passerà subito Kath" Mi faccio serio, so cosa stà passando, Antea ha passato lo stesso. "Non passerà facilmente, e ti farà sempre un po' male." Mi appoggio al tavolino con i gomiti, per avvicinarmi un po’ più a lei, senza apparire invadente. "Ma devi riuscire a voltare pagina, se non cambiare direttamente libro, e non per finta.." Abbasso lo sguardo, e lo rialzo dopo qualche istante. "E poi avrai un cavaliere come me al tuo fianco.. Il che è un ottimo punto di svolta!" Sorrido, provando a sdrammatizzare.
"Con te al mio fianco amore potrei andare ovunque!" Dice con tono ironico e teatrale portandosi una mano al cuore. "Comunque sì, passerà, ci metterà un po' di tempo ma passerà... Anche perchè comunque Amanda ha detto che se non passerà me la farà passare lei a suon di sberle... Perchè non accetta che possa starci male per quell'idiota..." Ride "Magari mi porti un po' in giro... Mi presenti qualche amico..."
"Ah! Io non ti basto più?" Mi fingo indignato. "Ho quanti amici ti pare, ma ti avverto che il prossimo dovrà passare l'esame del sottoscritto, per potersi avvicinare a te!"
"Amore tu sarai sempre l'unico e solo, ma devo crearmi una copertura! Il mondo non è pronto a una coppia meravigliosa come noi!" Dice seria, adoro letteralmente questa ragazza, ha uno spirito dell’umorismo incredibile. "E comunque... potremmo far compilare un modulo con delle semplici domande a crocette ai prossimi con cui uscirò... Tu correggi i test e decidi se vanno bene o no!" Propone, e vaglio attentamente la risposta, e la proposta, perché non è male come idea.
"Amore mio no.. Devono rispondere alle domande che gli farò maneggiando un coltello da cucina.. Le crocette non bastano" Annuisco convinto.
"Mi piace questa cosa... Minaccia fisica... Mi piace come pensi McDowell! Magari ti fai insegnare qualcosa dalla presunta spia russa..."
Spia russa? Sergey. Povero uomo!
"No ti prego.. Anche te no.. Mi bastano tua sorella, e la mia!" Scuoto la testa rassegnato, non ne posso più di sentire di questa spia russa, doppiogiochista per il c.i.a., che lavora come cecchino professionista per la suddetta agenzia investigativa.
"No lo giuro! Io non credo a questa sotria del russo... Cioè non credo... Però dai è losco!" Ride di gusto. "Insomma vivo con una che lo ritiene un assassino e un'altra che lo ritiene affascinante... Vedi tu..."
"Ho una camera sempre disponibile a casa, e c'è anche il mio letto in caso di emergenza" Le faccio l'occhiolino. Tempo tre secondi mi arriva un sottobicchiere, per fortuna in cartone, in faccia.
"Io sono un emergenza vivente Mike... Non provocarmi..." Mi sta deliberatamente provocando la ragazzina. "Anche se a quanto dice Antea la situazione da te non è proprio rose e fiori tra lei e tuo fratello... Se vuoi spediamo giù lei e io mi trasferisco da voi!"
"E con l'arrivo di Amber non sarà migliore.. Comunque direi che spedisco giu Alex e mi prendo te!" Annuisce serio. Soluzione perfetta.
“Hai voglia...Alex e Eve nella stessa casa, siamo a posto... Ieri stavano litigando persino per l'uso di una lavatrice giù in lavanderia... Antea ci ha detto di Amber comunque... Sembra che nessuno di voi sia molto contento della cosa..."
"Di avere una modella in giro per casa? Mi andrebbe bene, ma mamma mi ha detto che ha un carattere difficile.. e non difficile comune.. difficile quasi impossibile.."
Cerco di spiegarle, ma sinceramente non trovo neanche io ancora le parole per descrivere questa sensazione più complicata del previsto.
"E' piccolina vero? Diciassette anni... Ne ho conosciute parecchie credimi e in effetti a quell'età la maggior parte delle modelle sono intrattabili... Hai presente no? Si sentono a capo del mondo... Ma qualcosa che mi dice che vivendo con voi potrebbe essere costretta a rivedere le sue prospettive..."
"Qualcosa mi dice che il mio bel quieto vivere, non sarà più tanto quieto!" Rido più per esasperazione che per altro. "E comunque ho sempre camera tua dove rifugiarmi!"
"Quando vuoi Mike!" Dice sorridente. "Sul serio, nel senso non sul serio camera mia... Sul serio che... Beh se su le cose vanno male fatti questi otto piani e vieni giù a berti una birra guardati un film quello che vuoi... Lo sai che in casa Philips sei sempre il benvenuto...Tre donne.. Un uomo in casa ci serve, metti mai che si rompa una tubatura o qualcosa del genere..."
"Per quello sono sempre a vostra disposizione! Mi considero un re delle faccende di casa!" Mi pavoneggio per fare quattro risate.
"Ah sì? un perfetto uomo di casa? Magari cucini anche... Quando mi inviti a cena?"
"Cucino si!" Sorride. "In settimana? Magari quando arriva Amber cosi mi ricordi ogni tanto che l'omicidio è illegale!" Le propongo.
"Ok! cercherò di mettere pace fra voi tre fratelli e la nuova arrivata, promesso! Farò del mio meglio, con Amanda la mia pazienza ha raggiunto livelli altissimi, penso di poter sopportare anche Amber!"
"Lo spero, perchè al massimo, io mi trasferisco giu, e tu vieni su!"
"Hey, non ti lascio da solo con Eve! Poi ci provi come quando si era appena trasferita" Mi prende in giro. "Facciamo così lasciamo tutto e tutti e ci trasferiamo al 7B che è libero e perfettamente arredato!"
"Oh! Questa si che è una soluzione! Anche se cosi non posso controllare Antea.." E comincio a riflettere che così poi, però, non riuscirei a star dietro ad Antea.
"Mike... Non la controlli neanche così credimi! Nessuno controlla una ventiduenne che sta con un pezzo di ragazzo come il tuo caro collega... Mi dispiace dover essere io a fartelo presente ma è proprio così..."
"Lo sò.. Lo sò.. Jake è anche il mio migliore amico dai tempi del college.. Però cavolo Antea.. è sempre la mia sorellina!" Ribatto subito, non riesco a vedere Antea come donna, ne come ragazza, ma come quell’amabile rompiscatole con le treccine e l’apparecchio ai denti.
"Lo so che tu la vedrai sempre così... E so che essendo io sorella che ha a che fare solo con sorelle è difficile capire a pieno il tuo punto di vista... Ma Antea non ha bisogno di controllo Mike, sa quello che fa, è un po' stordita lo ammetto" Ride, stordita è uno degli aggettivi che più si addicono a mia sorella. Dovrei regalarle una targhetta d’appendere alla porta. "Ma sa quello che fa... ne sono certa... E anche Jake... Insomma... Lo vedi subito che non è uno come Vince, no? O almeno sembra a me..."
"Neanche William sembrava lo stronzo che è stato, e non di certo dopo otto anni.." Sospiro nervoso, ogni volta che penso a William mi ribolle il sangue nelle vene, e vengo posseduto da spiriti e istinti omicidi. "Ho solo paura di vederla stare male, male come non l'avevo mai vista, e sai benissimo di cosa parlo, e scusa se il discorso torna sempre lì.. Non volevo inferire"
"Hey... Tranquillo, sono una donna di ferro io, reggo qualunque discorso... Neanche io voglio che Antea stia male, insomma sai quanto le voglio bene, tipo una terza sorella... E... Beh... Sarei la prima a uccidere Jake se facesse lo stronzo... Quindi... Contami come possibile complice!"
L’ho mai detto prima che adoro questa ragazza? Ha una forza d’animo incredibile, e nonostante stia passando un periodo nero, ha la forza di ridere scherzare e si preoccupa pure degli altri. Adoro Kath. Ti adoro!
"Jake non potrebbe mai fare lo stronzo, ho la presunzione di conoscerlo abbastanza bene.. Solo che non lo sò.. Antea è l'unica ragazza su 5 maschi, e la più piccola, forse sono paranoico!"
“È normale che tu sia protettivo nei suoi confronti... Appunto perchè è la più piccola e per giunta l'unica femmina... Sono protettiva io con Amanda, e Eve sia con me che con lei quindi figurati tu! E comunque anche io la penso così per Jake... Non so ma lui tua sorella la adora, lo si vede ha questo sguardo da ebete quando c'è lei" Sorride giocherellando con lo scontrino del pub.
“Si per carità.. sono di un appiccicoso incredibile!" Storco il naso disgustato, amo il romanticismo, amo l’essere coccoloso con la propria ragazza, ma quei due messi insieme sono da diabete.
"Oh Mike-l'uomo-di-ghiaccio non sopporta le smancerie!" Mi prende in giro. Strano non lo fa mai! "Guarda che mi ricordo quando stavi con Emily quella del mio negozio, eri tutto un piccioncino!”
"Si ma che c'entra! Ma loro sono esagerati! Sembrano incollati, e stanno sempre a ridere e scherzare e tubare!" Mi lamento in maniera insofferente. "E poi con emily veniva naturale essere dolci!" E naturalmente, cerco di difendermi, perché per la seconda volta nella serata c’azzeccato su tutta la linea.
"Naturale per quegli occhioni azzurri che ti guardavano adorante?? E dai lo so che sotto, sotto hai un cuore e un animo romantico!" Continua a ridere, almeno spero che si stia divertendo sul serio. "E comunque sì, Antea e Jake sono da voltastomaco quando sono insieme!"
"Shhh Kath! Ho una reputazione da difendere!" Abbasso la voce e mi guardo intorno con aria circospetta. "E poi dai, vuoi mettere che un ragazzo bello e impossibile attira di più?"
Mi guarda, intensamente, e in maniera molto ambigua. "...E anche modesto aggiungerei? Ripeto che attiri in ogni caso visto che ti stanno ancora scannerizzando il fondoschiena, ma sono due tipe diverse questa volta. E comunque sì mio rude sconosciuto, bello e impossibile mi piaci da morire!"
"La smetti di dire che mi scannerizzano il mio fondoschiena?" Lo dico imbarazzato, non so ma mi fa uno strano effetto sentirlo dire, anche se sicuramente lo fa per prendersi gioco di me. "Anche tu mi piaci da morire, ma non farti strane idee, hai perso la tua occasione!"
"Perso la mia occasione?" Mi guarda inarcando un sopracciglio. "E quando l'avrei persa? E comunque se vuoi te lo dico in maniera diversa ma ti stanno facendo una radiografia là dietro!" Continua apposta per prendermi in giro.
Penso di aver raggiunto le 57 tonalità di rosso esistenti, sulla faccia della terra. "Quando ti ho offerto il mio letto, e quando ho detto che sarei venuto in camera tua!"
"Ma lo sai che nelle vesti del peperone imbarazzato sei davvero carino?" E Continua a ridere divertita, quasi arrivando alle lacrime. Cerco di fulminarla con lo sguardo. "Comunque prometto di non cercare di metterti ancora in imbarazzo, prometto di provarci ma non di riuscirci!"Mi rifà la linguaccia, a volte mi ricorda vagamente Amanda. "Giusto perchè stai riuscendo a tirarmi su il morale in un modo che non credevo possibile!"
"Certo, facendomi vergognare come un ladro!" Mi lamento sconsolato. "E comunque sai dove abito, e non è una proposta indecente questa.."
"Lo so che non è una proposta indecente... alla fine sei adorabile McDowell... E non lo dico con l'intenzione di provarci! Dico solo... Che... grazie!" Si ferma e mi guarda serena. “Verro a suonare al 12D più spesso adesso che abito poco sotto di te!"
"Lo spero, anche perchè ho appena, democraticamente deciso che io e te. Si uscirà una volta a settimana! Cena e dopo cena, e sia mai che riusciamo a rimorchiare qualcuno!"
Mi tende la mano "E' una promessa? Cena settimanale e continuazione solo tra noi scapoli?"
Le stringo la mano. “È una promessa si!"
Ci alziamo per andare via, e mi stiracchio le braccia, devo dire che questa serata è stata davvero bella e rilassante, Kath è sempre una ragazza fantastica. L’aspetto che mi raggiunga, e appena c’incamminiamo verso casa, noto le due ragazze che mi stanno fissando in maniera strana. Sento Kath abbracciarmi, e noto le due che la fulminano con lo sguardo.
"Sì amore andiamo a casa neanche io riesco più ad aspettare...!" Mi dice ad alta voce, e io vorrei semplicemente sprofondare al centro della terra.
***
Choose life.
Choose a job.
Choose a career.
Choose a family.
Alzo il volume di questa canzone. Il genere Tecno non mi piace di solito, ma queste parole ti entrano inevitabilmente dentro, non so perché. Infondo non sono altro che parole banali sfruttate mille volte, forse è questo periodo della mia vita un po’ particolare che mi fa pensare che queste parole abbiano chissà quale significato illuminante.
Choose a fucking big television, Choose washing machines, cars, compact disc players, and electrical tin openers. Choose good health, low cholesterol and dental insurance.
Choose fixed- interest mortgage repayments.
Mi domando realmente se uno scrittore folle, che ha scritto di un gruppo di tossicodipendenti sia realmente la risposta alle mie domande. La risposta è ovvia come la domanda: Certo che no.
Choose a starter home.
Choose your friends.
Choose leisure wear and matching luggage.
Choose a three piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics.
Continuo a correre sul tapis-roulant, una gara di resistenza con me stesso, pronto a oltrepassare i miei stessi limiti. Ho quasi trent’anni, e nonostante la mia vita possa essere invidiabile, non mi sento pienamente appagato.
Ora che lo studio legale stà procedendo alla grande, e ha preso finalmente il via, non abbiamo più i mille problemi di sempre, la storia con Valentine è finita, come quella con Emily, Sandra, Vanessa, Julie, Edie, Lynette, Francine, Rachel, Monica. E altre mille nomi. Potrei avere un agenda lunga chilometri, se solo m’interessasse richiamare qualcuna di loro, ma non m’interessa.
Choose DIY and wondering who you are on a Sunday morning.
Choose sitting on that couch watching mind-numbing sprit- crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth.
Corro ancora più veloce, come se volessi cacciare chissà quale demone con la fatica. Ma non è cosi, amo correre, amo sentire l’adrenalina in circolo e lo sforzo fisico. Amo sentire il cuore battere velocemente, quasi da esplodere dentro al petto, amo sentire l’aria che frenetica cerca di essere immagazzinata dai polmoni. Amo sentirmi vivo. E correre mi fa sentire vivo.
Choose rotting away at the end of it all, pishing you last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked-up brats you have spawned to replace yourself. Choose your future.
Choose life... But why would I want to do a thing like that?
Spengo il lettore mp3, e rallento la corsa gradualmente. Basta musica, basta pensieri, basta tutto. Avrò tempo per pensare al mio futuro, che è imminente lo so, ma non così tanto poi.
Voglio solo togliermi di dosso lo stress dell’ultima settimana, la convivenza con Alex e Antea è estenuante, si passa da liti furiose al gelo artico. Logicamente quello di mezzo sono io, e sono io il mediatore della situazione. Non oso immaginare a cosa succedere con l’arrivo di Amber. Dovrò sicuramente cercarmi un altro appartamento per il bene della mia salute mentale.
Entro in piscina, dopo una bella corsa è quello che ci vuole. Senza neanche guardarmi intorno mi dirigo alle docce, e faccio una doccia gelida. Oggi per fortuna non lavoro.
Uno schizzo d'acqua improvviso e una voce femminile "Oh scusa! Scusa! Non ti avevo visto!" sembra dispiaciuta.
"Fa niente, tanto devo entrare anche io" Sorrido e osservo la ragazza, non mi sembra di conoscerla.
"Scusa ero immersa nei miei pensieri" sorride "Di solito non mi capita. Di andare addosso alla gente, non di perdermi tra le nuvole"
"Capita ogni tanto anche a me" Sorrido di rimando. "Sei nuova?"
"Sì, diciamo di sì" ride porgendomi la mano "Keira Bailey" si presenta.
"La sorella emigrata in Australia di Jake?" Chiedo stupito.
"La sorella emigrata negli Stati Uniti di Jake" ride di nuovo "Sì sono io. Non pensavo di essere così famosa. In negativo immagino"
"No, ma ti conosco.. Cioè ti ho vista in foto.. Mike McDowell, il migliore amico di tuo fratello!" Dico appoggiandomi al bordo della piscina con le braccia.
"Ah Mike" annuisce "Piacere di conoscerti" sorride, restando di fronte a me "Non pensavo che mio fratello avesse addirittura una mia foto che mostra in giro. Quando gli ho detto che mi trasferivo qui mi ha urlato contro per dieci minuti" ride nuovamente.
"In un vecchio album di famiglia, avresti dovuto avere 13 o 14 anni, e diciamo che sei cresciuta" Mi passo una mano tra i capelli per metterli a posto. "Infondo Jake ti adora, ma se non brontola non è contento.. L'unica persona con cui non brontola è Antea, e non sempre"
"Jake è un rompiscatole di natura" alza le spalle "Non so come faccia Antea a sopportarlo"
"Non sò come facciano a stare insieme.. Antea è l'opposto di Jake, è casinista, ama le schifezze, ama andare in moto, ama rischiare e fare casino.." Dico tranquillamente. "Anche se devo dire, che quando stanno insieme, mio malgrado sono adorabili, e leggermente appiccicosi!"
"Almeno mio fratello si da una svegliata" ride "Ma tu, che sei il suo migliore amico, non sarai mica come lui eh?" mi chiede scherzosa.
"Sono tale e quale ad Antea.." Mi metto sulla difensiva scherzando. "E te invece?"
"Anche io sono tale e quale ad Antea" annuisce con una risata.
"Ok mia sorella è uno status simbol!" Dico divertito. "Allora andrete sicuramente d'accordo, e spero che ti stia simpatica! E non fare come me, che verso Antea sono iper-protettivo!"
"Se vuoi per par condicio posso essere iper protettiva verso Jake" sorride
"No.. Dai.. Non fare il mio stesso errore, pensa che me lo hanno tenuto nascosto per quasi un anno che stavano insieme.."
"Davvero? A me la prima volta che ho visto tua sorella me l'ha presentata come amica" mette su un'espressione decisamente scocciata.
"E Antea non lo ha ucciso?" Chiedo stupito. "Cioè questa è una delle cose che la mandano a pezzi e non solo, al rendono anche furiosa!"
"Ma no... Gli ha tenuto il broncio ma poi si è risolto tutto. E' che ho solo preso alla sprovvista mio fratello con il mio arrivo anticipato. Voleva dirmelo in privato che aveva la fidanzata" mi spiega tranquilla.
"Ormai lo sà tutto il palazzo che sono fidanzati, anzi, sono la coppia più appiccicosa di New York!" Rido di gusto.
"Sì ma Jake aveva paura che gli ridessi in faccia davanti a tutti i suoi amici sapendo che aveva la ragazza. Ovvio che non lo avrei fatto" precisa
"Beh non vedo niente di male in Jake fidanzato.. te si?" Chiesi curioso.
"Ma chi vuoi che se lo piglia a mia fratello. Giusto una santa come tua sorella" sorride "E poi a me fa piacere che abbia la ragazza"
"Io sono contento che ne abbia trovato uno giusto e non come quel morto che cammina del suo ex" Sospiro. "Te fidanzati da nascondere?"
"Da nascondere no, però uno da cui fuggire sì" ritorna a ridere.
"Fuggire?" Chiesi interdetto.
"Un tipo noioso che lavora con papà. Me l'ha presentato lui. Sai non ha gradito molto l'ultimo mio ragazzo che ha visto uscire in mutande da camera mia. Ho resistito un anno, ma non fanno per me i ragazza alla Jake" la sua voce è tranquilla, a tratti divertita.
"Ok ho capito.." Sorrido. "E qui a New York speri di trovare il bello e tenebroso?"
"Uhm sì potrebbe essere un'idea" sorride "Ma anche il classico principe azzurro va bene"
"Oddio sai che brutto? Uno in calzamaglia celeste!"
"Sì in effetti l'immagine non è ideale" conviene.
"Esatto è poco virile come immagine!"
"Ma è il carattere che conta. Quindi se trovassi un ragazzo vestito normale con il carattere da principe azzurro sarebbe meglio. Anche se rischierebbe di risultare stucchevole" si fa pensierosa "Forse è meglio il bello e tenebroso"
"Ricapitolando, uno bello, tenebroso, ma che ti rispetti, senza farti dannare, no?"
"Uhm sì, sarebbe perfetto" annuisce "Conosci qualcuno così?" domanda divertita.
"Potrei, devo sentire un paio di amici!" Cerco di rifletterci su, non mi pare di conoscere belli e tenebrosi. Dovrò pensarci bene.
"Io tanto non scappo. Al massimo mi squaglio qui in piscina" ride
"Ok, sò dove trovarti!" Annuisco ridendo.
"Anche io so dove trovarti. So dove abiti" mi guarda con una finta aria minacciosa.
"Mi devo preoccupare?"
"No... finche farai il bravo" sorride.
"Scusa eh.. Perchè mai dovrei fare il bravo?"
"Così" alza le spalle "Si dice sempre così"
"Ok sei decisamente strana sorella di jake!"
"Ti prego non mettertirci anche tu" sospira "C'è già Chris che mi chiama sorella di Jake" ride
"Ok, Keira!" Le faccio l'occhiolino.
***
“Alexandra!” Chiamo la ragazza che stà per entrare nell’ascensore. Blocca la porta prima che si chiuda e si gira per vedere chi la stava chiamando, prendo al volo la posta e mi fiondo dentro l’ascensore.
“Mike!” Mi saluta con un sorriso raggiante.
“Grazie dell’invito!” Dico appena entrando, pigiando nove e poi dodici.
“Figurati, è un piacere!” Mi dice abbassando lo sguardo ma sempre sorridente.
“E grazie della torta! Era eccezionale! Qualcosa di sublime!” Al solo pensiero mi viene una fame da lupo.
“Grazie a te per l’aiuto!” Mi risponde cordialmente.
“Venerdì sera se vuoi ti do una mano io con il Barbecue, me al so cavare discretamente..” Propongo tranquillamente.
“Oh si! Grazie!”
“Facciamo cosi alle 18.00 passo da te, e ti aiuto a sistemare anche la terrazza ok?” Le faccio l’occhiolino. “Tanto so dove abiti!” Dico divertito.
“Va benissimo!” Annuisce e le porte dell’ascensore si aprono.
“Allora a venerdì!” La saluto. Lei ricambia con un gesto della mano, e l’ascensore riparte.

Questo non è altro che un blog con la funzione di "raccoglitore" di tutti i post di Mike McDowell, un personaggio inventato da Juditta e che agisce nel Gioco Di Blog Ordinary World. Ogni fatto ed avvenimento è di fantasia ed ogni riferimento a fatti o avvenimenti realmente accaduti è casuale. L'aspetto di Mike è quello di Jensen Ackles, un attore, ma a parte l'aspetto, il personaggio non ha alcuna attinenza con lui.
Nome:
Mike
Cognome: McDowell
Data di Nascita: 11 Agosto 1980
Età: 27 anni
Occhi: Verdi.
Capelli: Castanisempre spettinati.
Particolarità: Frequenta un corso di Arti Marziali dall'età di 13 anni.
≈●×
Mike ha due profondi occhi verdi, dalle sfumature dorate. Dei capelli
castano chiaro e un sorriso malizioso e impertinente. Alto uno e ottantasette,
ha un fisico che sembra scolpito nel marmo, grazie ad anni e anni di arti
marziali. Spigliato e gentile, Mike è sempre disponibile per chiunque. Laureato
a pieni voti ad Harvard in legge, ha aperto da tre anni uno studio legale
associato insieme ad altri quattro giovani avvocati. Ama la musica, e non ha un
genere preferito, innamorato d'arte la sua forma di rappresentazione preferita è
il teatro, il suo drammaturgo preferito è Shakespeare. Fin da piccolo è
cresciuto io mezzo alle moto e alle macchine. Come ogni fratello McDowell,
possiede una moto, e ci tiene quasi tanto quanto ha una persona. Convive con
Antea e Alex che io pratica sono i suoi fratelli preferiti, anche se Amber sta
per entrare nella ristretta cerchia. A differenza dei fratelli, Mike non ha un
buon rapporto con i genitori, non li ha mai sentiti vicini, infatti Mike è
cresciuto in maniera indipendente, badando a se stesso e cercando di proteggere
in ogni miniera la sorellina minore. Caratterialmente è l'opposto di Alex,
sempre sorridente e disponibile, non rifiuta mai un invito fuori, e se serve
aiuto si farebbe anche in otto. Ironico e malizioso quando è con gli
amici di sempre Mike ha una lingua lunga e tagliente. Telefilmdipendente
può vantare la visione di oltre venti serie televisive complete. Salutista
teoricamente, praticamente mangia di tutto pizza e fast-food sono i suoi cibi
preferiti.
Ama: La moto, il vento tra i capelli, la luna, e le stelle. La
musica e L'arte.
Odia:Quando i suoi fratelli litigano. Gli
imbroglioni. La gente stupida.
Colore Preferito: Rosso Bordeaux.
Numero Fortunato: 7
Portafortuna:
Sua sorella Antea.
Sogno nel Cassetto: Fidanzarsi.
Città
Preferita: Chicago.
Moto:Yamaha R6 [Foto]
Cellulare: Nokia N92 [Scheda]
Pc: Sony VAIO VGC-LA3 [Scheda]
Macchina: Ford GT 2500 [Foto]
Nome: Milena Nott
Età: 55 Anni.
Professione: Giudice Supremo della Corte Marziale
Descrizione: Abita a Washigton, dove lavora da oltre venti anni come Giudice della corte Marziel. La sua professione l'ha portata spesso ad assentarsi da casa, ma ha fatto il possibile per non far mancare niente ai figli. Donna molto formale e rigida, solo in famiglia si lascia un po' andare. Ha ricevuto da sempre un'educazione militare, non solo perchè è entrata in marina alla giovane età di venti anni, ma anche perchè il padre era un ex Generale con quattro stelle in pensione. Adora Mike, e anche se le madri non dovrebbero avere preferenze, lui è l'eccenzione che gli fà confermare la regola. Non solo perchè ha intrapreso una carriera d'avvocato ma anche perchè dei sette figli è quello che sente piu vicino.
Nome: Nicholas McDowell
Età: 57 Anni
Professione: Generale dei Marins Americani, a capo di una Tasc Force 'segreta' di Anti-terrorismo.
Descrizione: è in servizio attivo in Iraq dal Novembre 2001. Torna rare volte in patria, e sempre per pochi giorni, ma spera ardentemente che gli diano un congedo permanente. Sente molto la mancanza di casa, anche se per la patria farebbe di tutto. Appassionato di moto e macchine è lui che ha trasmesso questa passione ai figli. Ha un piccolo vizio, quello di controllare la fedine penali dei partner dei propri figli. Spigliato e ironico ama la lettura e la buona musica. Tiene tantissimo a ciascuno nei sette figli, anche se a volte dimostra un debole per la 'piccola' Antea. L'unica femmina della numerosa famiglia.
Nome: Fredreric McDowell
Età: 36 Anni
Professione: Disoccupato
Descrizione: Fedreric è il maggiore dei sei fratelli, ha 36 anni, e da 10 anni è rinchiuso in un ospedale psichiatrico, il migliore di tutta l'America. Quando era più piccolo, ha subito un grave Shock, che prima gli ha fatto perdere momentaneamente l'uso della parola, e quando tornò comincià ad avere vere e proprie crisi, con scatti d'ira e violenza. I fratelli non vanno spesso a trovarlo, l'unica che riesce a reggere la situazione è la piccola Antea che almeno una volta al mese sparisce per una giornata intera senza dare spiegazioni e va a trovare suo fratello. Negli ultimi anni sembra essere migliorato tantissimo, e Antea spera che ben presto lo lascino libero di tornare a casa insieme ai fratelli.
Nome: Tomas McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Tomas è il secondo genito insieme a suo fratello Leonard, della famiglia, ha 33 anni ed è tra i Piloti di Rally più consociuti in America, corre insieme a suo fratello, e non si fà mancare un tornero, anche minore, ha la passione per i motori, come tutti i componenti della famiglia. Si è sposato molto giovane, a 25 anni ha una figlia di 3 anni, Mary Rose. Abitano a Washigton, anche se, a casua del suo lavoro è spesso fuori casa.
Tom è un ragazzo all'apparenza inavvicinabile, schivo e meschino, ma è solo una maschera che porta, non ama moltissimo affezionarsi alle persone, perchè convinto che prima o poi tutti gli volteranno le spalle. Vuole bene realmente solo alla propria famiglia e alla moglie.
Nome: Leonard McDowell
Età: 33 Anni
Professione: Pilota Rally Professionista
Descrizione: Leonard, 'Leo' per gli amici è l'opposto del fratello, solare giocoso e simpatico, è il classico 'bonaccione' tutti lo adorano fin da subito, e lui non può che esserne felice, infatti, anche se non lo ammetterebbe neanche sotto tortura, ama stare al centro dell'attenzione.
Anche lui ha le sue radici a Washigton, dove convive con una ragazza ormai da 5 anni, stanno pensando seriamente al matrimonio, ma vogliono ancora far passare qualche tempo.
Nome: Samuel 'Sam' McDowell
Età: 22 Anni
Professione: Studente iscritto alla facoltà di Veterinaria di New Yor. Con Specializzazione di "Animali Marini"
Descrizione: Samuel studia veterinaria, con specializzazione in 'Animali marini'. E' il più piccolo della famiglia McDowell, è cresciuto viziato e coccolato da i genitori ma sopratutto dai cinque fratelli maggiorni, e Antea non gli ha mai fatot mancare coccole e ogni tipo di premura. Si fa chiamare da tutti "Sam" non ama chi usa il suo nome per intero, vispo e solare è sempre disposto a ad aiutare il prossimo. Molto ordinato e preciso non ama il disordine. Divertente e con la battuta pronta è sempre disposto a scambiare quattro chiacchiere in compagnia. Espansivo e estroverso non ama gli spazzi aperti, nonostante abiti al Wayland Park non ama il caos cittadino. Torna in città solo per studiar ee dare gli esami, altrimenti preferisce la vita nell'oceano.
alex
alexandra
kath
keira
pazzie
pensieri
rotture
scarlett
Appartamento 4A
- Eve
Philips
-
Amanda Philips
-
Kathleen Philips
Appartamento 4C
- Scarlett Bynes
Appartamento 4D
-
Leiandros Nox
-
Jared Nox
Appartamento 7A
- Brian
'Synyster' Foster
-
Zachary Badley
- Frank
Nowell
Appartamento 7D
- Peter
Harnett
-
Jane Holsen
-
Melanie Caine
- Pete
e Malanie
Appartamento 8B
-
Lenore Cutteridge
-
Hayley Cutteridge
Appartamento 9D
-
Alexandra Collins
- Jordan Reeves
Appartamento 11D
-
Samuel Townsend
Appartamento 12A
-
Blaine Foley
- Ian
Foley
Appartamento 12B
-
Johnathan Lewis
Appartamento 12C
-
Keira Bailey
- Jake
Bailey
-
Chris Marshall
Appartamento 12D
-
Antea Calliope McDowell
-
Mike JonathanMcDowell
-
Alexander Christian McDowell
-
Amber McCartey
La compagnia
- In
Good Company